Suor Lucia Tarda Venera

su Maltese "Grane", maggio 2002
Ci sembravano stupidi: non sapevano cosa
cercare, si perdevano in dettagli inutili, dovevamo spiegargli tutto delle
procedure. Ma fastidio non ce ne davano: gli avevamo assegnato una stanza, una
di quelle lasciate libere da chi aveva avuto l'onore, o la sfortuna, di essere
trasferito nel capoluogo dopo l'aziendalizzazione, e loro se ne stavano lì a
pestare sulla calcolatrice (anche quella gli avevamo trovato).
Il disturbo ce l'avevano dato all'inizio: le fatture oggetto d'indagine risalivano a parecchi anni prima e noi non avevamo un vero archivio. Questioni di spazio, noncuranza dei dirigenti che non sono costretti, in caso di richieste come quelle dei due sottufficiali di finanza, a recuperare materialmente le carte marce. Così dopo un paio d'anni di permanenza negli armadioni del corridoio i fascicoli si sparpagliavano nelle catacombe. All'inizio ammucchiati per terra, ma almeno separati per ufficio, in uno stanzone che serviva anche come deposito stampati e cancelleria. Poi la Madre Superiora pretese un refettorio per gli Allievi.
In effetti la situazione era scandalosa: quando ottenemmo la Scuola Infermieri (misteri della politica: normalmente erano situate presso Policlinici o grossi Ospedali di capoluogo) qualcuno pensò di ricavare spogliatoi da un lungo corridoio seminterrato, che partendo dallo stanzone finiva, dopo la sala mortuaria, nella zona cucine e lavanderia. Un muro era stato alzato a un metro e dieci da una parete del corridoio e con una ventina di tramezzi trasversali si crearono dei cubicoli non più larghi di un metro e trenta in cui vennero infilati un banchetto da scuola elementare, una sedia da scuola elementare e un appendiabiti da qualsiasi scuola per poi chiuderli con una porticina di compensato sovrastata da un quadrato per l'aria oscurato da una rete per zanzare. In queste stie (al freddo d'inverno) gli Allievi, a coppie alternate, si cambiavano, fumavano, scopavano, mangiavano, studiavano (grazie a una lampadina da venticinque).
Passata la chiave dello stanzone alla cintura della Superiora, Direttrice della Scuola, i faldoni furono gettati, insieme a materiale chirurgico inservibile, nelle poche stanze col tetto di alcune catapecchie appartenenti all'Ospedale, in attesa da anni di esservi, previa ristrutturazione, inglobate.
Quando i due graduati si presentarono per le loro ricerche, però, la Scuola era ormai persa (presso le Università, figurarsi) con gran dolore di tutti: i dirigenti, e i politici di riferimento, perdevano un centro di potere, gli infermieri manovalanza per sfacchinare al loro posto, i medici un serbatoio di giovani promesse per pompini distensivi tra un'incombenza e l'altra. I faldoni, quindi, erano tornati nel vecchio deposito, ormai marci, scompagnati e scompaginati. Le pratiche che interessavano i finanzieri erano abbastanza recenti ma per trovarle bisognava rimestare tra le più vecchie. Chiedemmo in prestito alla cucina un paio di inservienti (quelli dei Servizi Generali te li puoi scordare) e ci rimboccammo le maniche.
- Quale? La Canova? Oh, finalmente, speriamo che li arrestino.
Tutti ricordavamo la Canova, che aveva vinto per anni le gare degli alimentari con i prezzi più bassi per poi torturarci con inadempienze continue. Ci mandavano merce non conforme, per tipo, per pezzatura, per caratteristiche. Per mesi ci avevano mandato le mozzarelle con un massaio locale, accompagnate da una bolla intestata a lui. E chi ti conosce? La bolla deve essere della Ditta aggiudicataria! La volta dopo, lo stesso. Spesso le mozzarelle non erano di giornata, o non erano trasportate con vetture a norma, e chiamavamo i vigili veterinari per il verbale. Ma non sempre contestavamo la merce: seccature burocratiche a parte, bisognava poi ovviare alla mancanza dei prodotti. Certo, con generi a lunga conservazione e qualche ortaggio dai fornitori locali, i cuochi sarebbero riusciti a inventare un pasto per qualche giorno ma spesso, quando la difformità non era grave, lasciavamo perdere.
Banditi, li chiamavamo. Finalmente, a furia di contestazioni, convincemmo il Presidente a non invitarli alle gare. E pensavamo di essercene liberati.
Eccoci lì, invece, a disseppellire, dopo cinque anni - otto, per alcuni fascicoli - gli atti delle loro liquidazioni, con dentro le fatture, le bolle e gli ordini.
- Ancora fastidio ci dà.
Trovammo tutto, miracolosamente. E i finanzieri se ne stettero un mesetto nella loro stanza a fare macchinate. Uno leggeva e l'altro scriveva. No, uno dettava e l'altro batteva sulla calcolatrice.
- Ma che conti fanno? Non dovrebbero solo verificare se le fatture emesse sono state registrate?
- Dovranno quantificare l'evaso
Trovammo anche le delibere di aggiudicazione.
- Non è che abbiamo pagato merce più dello stabilito, eh? - si preoccupò l'Economo.
- Tranquillo - rispondevo io - le liquidazioni sono roba mia.
Qualche dubbio mi veniva, però: non è che uno controlla proprio ogni cifra tutte le volte. Ma loro quegli atti non li guardarono neppure, così mi tranquillizzai.
Ce li scordavamo per giorni. Poi ne spuntava fuori uno e gentilmente ci chiedeva di identificare lo scarabocchio apposto per ricevuta su qualche bolla. Non sempre era facile rispondere: certi sgorbi abbreviati non li riconoscevamo neanche se erano nostri. Ma l'Economo era un vero grafologo e trovava sempre un'attribuzione. Loro sembravano stupiti dall'entusiasmo con cui collaboravamo, a noi l'insistenza sull'attribuzione delle firme non quadrava: che gli frega, a loro, se l'ho ricevuta io o l'hai ricevuta tu? Sempre merce fornita è!
- Mah, questi secondo me perdono tempo per non fare qualche servizio più rompipalle. Qua stanno tranquilli.
Un giorno ci riportarono la calcolatrice, ci ringraziarono e ci salutarono.
- Trovato qualcosa?
- Ooh... beh...
Li dimenticammo. L'anno dopo, un venerdì, alle nove, la moglie dell'Economo telefonò in ufficio per dirgli che lo avevano cercato due finanzieri, così aveva riferito il suocero che abitava di fianco.
- Ancora!
Ormai c'era abituato, l'Economo. Raccontava sempre le sue comparizioni davanti al giudice. Quella insieme al Primario di Laboratorio, per esempio. Insieme ma ben distanti: l'Economo non aveva voluto sapere niente di quel comodato d'uso per le apparecchiature, non aveva voluto mettere neppure una sigla sulla pratica di quella generosa offerta della ditta di reagenti. Aveva già litigato col Primario mesi prima. Però aveva dovuto ordinare i reagenti per quegli strumenti, quindi, per l'accusa era complice. Durante tutti i rinvii, dieci, undici, forse più, erano andati a Bari con auto diverse, si erano seduti lontani nell'anticamera e non si erano mai parlati. In tutto quel tempo l'Economo aveva preparato la sua dichiarazione. All'inizio lunga e dettagliata, poi, man mano, più stringata. All'ultima udienza, quella decisiva, il discorsetto era ormai prosciugato: rendendosi conto che nulla di quello che avrebbe potuto dire riguardava la causa principale della sua rabbia, aveva compreso che l'unica frase da pronunciare era questa: "Signor Giudice, io non sono innocente - e poi, dopo la pausa più lunga che la sua stizza avrebbe potuto permettergli: - sono estraneo."
Quando il suo nome fu pronunciato, avanzò, pronto a parlare, ma il giudice disse: più avanti. Poi disse: più a destra. Poi, mentre lui incominciava a pronunciare "Signor Giu", disse ancora:
- Silenzio. Conferma quanto reso nella sua disposizione?
- Signor giudice...
- Deve rispondere sì o no.
E dopo cinque anni di rinvii egli rispose:
- Sì.
Nella stessa inchiesta era coinvolto il Presidente, l'ex onorevole comunista.
L'avvocato, era un'altra udienza, gli consigliò di evitare dichiarazioni.
- Eh no! Io intendo parlare. Devo assolutamente chiarire le circostanze. Occorre che si sappia che tipo di amministrazione è stata la mia.
Anche il giudice, che separava carte, firmandone alcune, disse: - Non è assolutamente necessario che voi parliate.
- Signor Giudice, io intendo essere ascoltato - affermò l'Onorevole con la gravità che la situazione, e il ruolo, comportavano- so che è un mio diritto.
- Parli, disse il giudice
E l'Onorevole parlò, con il suo eloquio convincente, scorrevole.
Spiegò che non si poteva continuare a considerare il rappresentante legale dell'Ente realmente, fattualmente, inevitabilmente responsabile di ogni dettaglio del funzionamento dell'Ospedale. - Io non posso essere al corrente di ogni situazione che si verifica nelle corsie, né ho la competenza tecnica per confutare ciò che le autorità sanitarie mi prospettano-. E, mentre il giudice continuava a trafficare con le carte e a scambiare frasi col cancelliere, vantò i risultati di economia e trasparenza della sua gestione.
A onor del vero, l'Onorevole fu breve: era un pragmatico, uno giovane, non un politico di quelli innamorati della loro voce. Rischiò comunque di inguaiarsi (minimo negligenza in vigilando). Quando finì, il giudice parve non accorgersene, poi, rendendosi conto del silenzio, alzò lo sguardo e chiese: - Ha finito?
- Sì, Signor Giudice.
- Bene, quel foglio che ha davanti da quando è entrato è il proscioglimento.
Solo in macchina il parlamentare ritrovò il fiato per tre o quattro figggliodiputtana.
Alle dieci telefonò il pensionato: - Qua mi hanno dato una carta, io non c'entro niente, io non voglio saperne niente. Che c'entro io? io sto in pensione. - Cominciava a prendere le distanze.
Alle undici piombò negli Uffici la Superiora:
- Non è possibile che noi dobbiamo andar di mezzo per gli imbrogli che combinate quassù-. La Superiora era molto agitata, e per una che, di norma, si muoveva a scatti e sparava trenta parole al secondo, significava che proprio non si riusciva a interloquire, a trovare la pausa per rispondergli. Non è che noi non la infilassimo qualche frase, qualche domanda, a turno, è che lei non ci ascoltava. Già da normale ascoltava pochissimo, seguiva i suoi ragionamenti, un flusso continuo, interminabile, che veniva fuori automaticamente. Voce squillante, sia chiaro, non il borbottio di chi è sovrappensiero. Argentina, penetrante, accento - e velocità - del nordest. Sembrava Colombina. Argomentava, affermava, chiedeva e si rispondeva. Non si rispondeva solo una volta, mica era stupida, si dava due o tre risposte, e se l'ultima la indirizzava verso un altro ufficio, ci si recava, senza ascoltare la tua risposta. E tu lì, neppure partito con la tua studiata - o patologica - lentezza, le tue significative pause, il tuo fatalismo a puntate, in attesa del suo prevedibile, sonoro ritorno. Ascoltando, quando si scendeva in cucina, i suoi colloqui con San Camillo, quello sul piedistallo in fondo al corridoio delle stie, mi ero convinto che lei non potesse attivare il cervello senza provvedere alla fonazione: un pensiero non poteva in lei agitarsi silenziosamente. La necessità di affermare la sua presenza, di convincere se stessa della propria esistenza? La trasparenza dell'innocente? O la necessità di nascondere il vero pensiero, un retropensiero pericoloso, continuo, da affogare nella verbosità?
Si capì, comunque, che due finanzieri si erano presentati al terzo piano, nell'alloggio delle religiose (in Casa Suore!) e avevano cercato di Suor Lucia. Per l'Avviso di garanzia. Suor Lucia. Suor Lucia Tarda Venera. L'umile Suor Lucia, che ci faceva ridere con gli strafalcioni sulle richieste al magazzino, i suoi shock invece dello scotch, la vecchia Suor Lucia, unica superstite dei tempi eroici con Suor Irene Superiora, quando la parola di Suor Irene era legge, e tutti, tutti tranne il professor Montemartini, l'ex medico dei Savoia, dipendevano dalla sua instancabilità, dal suo senso pratico, dalla sua capacità di economizzare, dal suo anteporre i diritti dei malati a quelli dei dipendenti.
Eh, non ci sono più le suore di una volta: adesso da Roma ci mandano delle suorine minuscole, scure scure, talmente scure che non si distinguono i lineamenti e non si capisce se sono colombiane, indiane, nepalesi. Talmente piccine che pure le voci sono piccine e non si capisce niente di quella loro cantilena. Talmente piccine che per arrivare all'ultimo ripiano dell'armadio dei medicinali devono salire con le calze bianche sullo sgabello di alluminio mentre un infermiere se ne sta stravaccato davanti alla tv.
Insomma, Suor Lucia. Ma che vorranno da Suor Lucia? Li conosciamo i crimini delle suore. Rompere le palle a tutti con gli altoparlanti sparati all'ora della funzione. E di bigliettini sotto elezioni ne distribuiscono di più i sindacalisti, ormai. La cosa che più assomiglia a un reato, nella condotta delle suore, è la raccolta delle elemosine. Per un certo periodo, il Cuoco Piccolo, specie dopo l'arrivo della nuova superiora, aveva incominciato a disprezzare le suore: dalla quantità e lussuosità del vitto ordinato - pur nei limiti del 30% del compenso, come da Convenzione - gli sembrava che fossero diventate come i frati crapuloni dei racconti anticlericali. Quanti di quei beni voluttuari riuscivano a strafocarsi? Poi una suorina si lamentò che la superiora le teneva a stecchetto, che lei aveva sempre fame. Allora sospettò un commercio, finché non capì che quella roba andava, tramite il famigerato pullmino delle suore, a Roma e poi nel Terzo Mondo. Suor Alba, l'unica alta e bianca, non si fidava neanche della Casa Madre. Le offerte che raccoglieva per i bambini di Medellin le portava direttamente lei, nel viaggio annuale di vacanza.
Arrivò anche il Pensionato: - Io non ho voluto parlare al telefono ma vi rendete conto della situazione in cui mi avete messo? Il padre di un viceprefetto sul giornale! Ma vi rendete conto? Mio figlio ha una carriera a cui pensare.
Credeva davvero che a noi importasse? Sembrava convinto.
A ora di pranzo mia suocera, che abita sotto casa, chiamò per dirmi che mi avevano cercato due tipi in divisa.
Ah.
Che mi trovino. Io sto in campagna, d'estate.
La mattina dopo, di buon ora, incominciò la processione. Cuochi, inservienti, di nuovo il Pensionato. Che c'entriamo noi? che vogliono? Il sottinteso era sempre: voi prendete le tangenti e noi ci andiamo di mezzo. Finalmente prendemmo visione dell'avviso. Era diretto a duecentodiciassette persone. Duecentodiciassette. Che avranno fatto tutti questi sporcaccioni? Io sono innocente. Innocente, già ma diligente no: mi veniva in mente che c'era poca regolarità nei registri di magazzino. Me ne ero occupato per un po': ogni tanto prendevo i registri e facevo gli scarichi a casaccio.
Adesso sarò punito per questo.
No, leggendo bene, capimmo che gli indagati erano quelli che avevano firmato bolle - non figurava, infatti, il Settimobis, che pure aveva partecipato a tutte le gare e si occupava degli ordini. Del nostro Ospedale eravamo in otto. Di fianco al nome di ogni indagato una cifra. Una cifra precisa, alla lira, mancavano solo virgola e decimali. E la cifra non rispecchiava assolutamente le gerarchie: se un cuoco aveva rubato ("procurato un danno di" in realtà, ma "rubare" è più immediato) centosessantasei milioni, l'altro ne aveva rubati duecentotredici. Io e l'Economo, che avremmo dovuto, com'è giusto, essere i caporioni della truffa, dovevamo rispondere di un danno di circa venti milioni ciascuno, un po' pochini e troppo simili per la disparità di livello. A questo punto sembrava giusto che un inserviente dovesse rispondere di circa undici milioni, ma perché un altro era responsabile di sole trecentoquattordicimilaesettecentoquarantaquattro lire? Che poi, su una percentuale ragionevole di profitto, significava che questo si infilava in una truffa per trentamila lire, che neanche Totò e Peppino.
Ecco cosa conteggiavano gli imbecilli, lì nella stanza dell'assente: un mese alla calcolatrice per tirar fuori quelle somme capotiche.
- Non sono capotiche. Riguardano le bolle.
- Le bolle di accompagnamento non sono prezzate.
- Infatti hanno controllato i prezzi e hanno moltiplicato per la quantità
- E perché non ci hanno addebitato semplicemente il fatturato?
- Perché beccano solo quelli che hanno firmato le bolle.
E noi che scherzavamo sulle "perizie calligrafiche". Magari avevamo tirato in mezzo qualcuno che non aveva mai firmato nulla solo perché non capivamo lo sgorbio.
- Ma che tangenti sono queste, che si regolano sulle bolle?
- Sì, è chiaro, quella sarebbe merce mai consegnata. Ma come si fa a mettersi d'accordo in tanti? E poi, qua c'è mezzo miliardo di roba, tutto quello che ha consegnato la ditta, quindi, secondo loro, che cazzo gli abbiamo fatto mangiare ai malati?
Più sembravano chiarirsi i meccanismi, più oscure risultavano le responsabilità che ci attribuivano. Forse queste cifre non corrispondevano alla reale responsabilità: il disegno criminoso, ci informava la notizia di reato, era il medesimo, in concorso.
Però, che ci avessero addebitato tutto quello che la Ditta aveva consegnato, ci sembrava un ottimo segno: era talmente stupido che non reggeva: il trucco lo puoi fare sul quindici, venti, anche trenta per cento e io potevo anche sospettare che qualcuno, giù, lo avesse fatto. Ma non puoi inventari una fornitura così necessaria per l'ospedale. Quindi eravamo tutti innocenti. Palesemente innocenti. Il giudice aveva pensato bene, scoperta la truffa in alcuni Enti, di metterci dentro tutti, tutti quelli che avevano avuto a che fare con questa ditta. Ridicolo. E tipico: inquisitorio, borbonico, giustizialista. Qualcuno ha sbagliato, io sospetto di tutti, e li incrimino. Non devo dimostrarne la colpevolezza: sta a loro dimostrare l'innocenza. E come? Sono passati anni.
- E' un teorema.
- Ah?
- Il teorema accusatorio. Funziona così, adesso.
- Ma di che parli?
- Non leggete i giornali, ma dove vivete?
Ritelefonò mia suocera: la coppia si era fatta viva di nuovo la mattina, e anche il pomeriggio del giorno prima.
E se non mi lasciassi trovare? Esistono dei termini, no? Forse, per quello che mi riguarda, tutto cadrebbe. Devo informarmi.
- Io, però, Suor Lucia, ancora non ho capito che c'entra.
- E' per il vitto delle suore - spiegò il Cuoco Grande.
- Ma sempre in cucina lo consegnano, no?
- Sì, ma quando lo consegniamo alla Suora, lei controfirma la bolla. Anzi certe volte, se si trova già in cucina, firma solo lei.
- Vabbè, è chiaro, adesso: all'inizio c'era il Pensionato, che faceva pure il dispensiere e firmava tutto lui. Poi ho cominciato a sostituirlo io finché, visto che un magazziniere non lo assumevano, mi sono rotto di scendere in cucina a tutte le ore e il Cuocopiccolo s'è preso lui la briga, poi ha accettato anche il Cuocogrande, ma di primo pomeriggio, quando non c'era nessuno di loro, firmavano gli ausiliari.
- No, abbaiò l'Ausiliaria, non gli ausiliari, i fessi. I fessi come me e Preciso, vedi se gli altri firmavano.
- E quando qualcuno si rifiutava, scendevo io - completò l'Economo.
- Io, veramente, qualche bolla l'ho firmata - disse il Settimobis.
- Cos'è, sei raccomandato?
- Sarà stata poca roba
- Meno di trecentomila?
Il Settimobis trova il resto del materiale e facciamo un po' di conti.
- No, non è tutta la cifra. E' solo una parte delle forniture che ci hanno addebitato. E io non ho firmato per quella addebitata.
- Di meno, quindi - il Preciso sembra sollevato.
- Ma è peggio, stupido, significa che hanno qualche cazzo di elemento, c'è un'accusa più precisa.
- Ma da dove viene fuori? Insomma, è come se qualcuno ci avesse denunciati precisi.
- Ma certo, quel grandissimo stronzo di Canova, invece di accusare i compari, che gli potevano far comodo, si è messo a denunciare noi che gli siamo stati sempre contro. E quel coglione del giudice, aah, aah, e rompe il cazzo a noi.
- Io soldi per l'avvocato non ne spendo, mi tengo quello d'ufficio. Sta scritto, qua, guarda, l'hanno già nominato.
- Prima? Pensavo lo nominassero dopo, se uno lo chiede.
Tornandomene in campagna cominciai a pensare. Anzi a visualizzare. Vidi i due sottufficiali che ci erano capitati in sorte, poi tutti gli altri, a due a due, che si acquartieravano negli altri Enti della regione. Vediamo un po': duecentodiciassette diviso sette. No, noi siamo stati beccati in otto perché non esisteva il dispensiere. Negli altri posti ne avranno inguaiato cinque, sei al massimo. Significa quaranta uffici. Per due, ottanta.
Ottanta graduati per quindici giorni (oppure venti per due o tre mesi) sottratti a indagini serie e proficue, contro la Sacra Corona, per esempio. Ma questo è niente. I due che cercavano l'economo, ieri, non l'hanno trovato. Sono gli stessi che cercano me, o forse sono altri, vengono da un'altra Tenenza perché il mio paese è diverso, solo per consegnarmi una carta uguale a quella che già ho letto e riletto. Vanno e vengono e non concludono un cazzo. E sto parlando solo di due indagati. Per l'avviso a duecentodiciassette, quanti uomini in divisa stanno sudando per le strade?
Vabbè. Dopo pranzo chiamai mio cugino che sta in finanza: vedi un po', spiegagli come possono fare a trovarmi se no st'amici tuoi si passano l'estate a spasso. Così dovetti spiegare anche a casa, che non volevo dirgli niente perché si preoccupano molto più di me.
Basta leggere il giornale. E' lì che afferrammo: nelle città di mare ci sono tutte le belle cose cantate da Bennato (Eugenio) e anche gli Arsenali della Marina, le Unità Navali e altri Reparti dell'Amministrazione Militare. In alcune cambuse qualche sottufficiale riceveva le mozzarelle solo per finta. Se lo ha fatto qualcuno possono averlo fatto altri. Domino: nel dubbio si indaga su tutti: Aeronautica, Opera Universitaria, USL. Di Taranto, Brindisi, Bari. Tutti dentro.
- Senti, io di affidarmi all'avvocato d'ufficio, con questi maiali di giudici che stanno in giro...
- E chi prendi?
- C'è il Consigliere.
- Vengo anch'io (l'Economo).
- Pure io (il Cuoco Piccolo).
Io ero un po' dubbioso: chi mi dice che loro non abbiano più responsabilità e io non debba distinguermi da loro, difendermi da loro, e, quindi, avere un avvocato che possa, all'occorrenza, accusarli? Io ero appena arrivato, all'epoca. Ero in un altro ospedale, come avrei fatto a inserirmi di colpo in quest'attività criminosa? (ricordarsi di dirlo al giudice). E che ne so di quello che combinavano qui? E' questo che hanno pensato tutti gli altri: quelli della cucina prendono uno grosso, di Lecce.
- Fino a Lecce?
- Quello ci hanno consigliato.
Il pensionato, uno del paese. Le suore un altro, sempre del paese, forse più devoto.
Ma che pensi? Tu SAI che loro non hanno fatto niente. Basta una notizia di reato a farti diventare così sospettoso? E' per questo che in certi periodi tutti sono pronti ad accusare, ad additare? Ma perché questo succeda a me ci vuol altro che un PM coglione.
Noi tre ci presentammo al nostro avvocato con tutto un carteggio: atti, conteggi, verbali elevati alla ditta. Avevamo preparato un prospetto dal quale si evinceva, tabella dietetica alla mano, che con le giornate di degenza di quei periodi (certificate, ufficiali, ufficialissime, vanno alla Regione, al Ministero, e che, abbiamo corrotto pure il Direttore Sanitario, gli impiegati e le caposala?) le forniture risultanti erano assolutamente indispensabili, altrimenti i degenti sarebbero rimasti a digiuno. Quasi gli scrivemmo la memoria, l'arringa o come cazzo si chiama, insomma le motivazioni in base alle quali il giudice avrebbe dovuto scagionarci. Subito.
- Tanto non possono certo rinviarci a giudizio. Vero, avvocato?
- Beh, bisogna vedere.
- Ma non può: ma dove li mette duecentodiciasssette imputati, con tutti gli avvocati. Ma non esiste. Ma conviene anche a loro levarsi davanti al più presto tutta la zavorra. Ma dai, non è che veramente rinviano a giudizio Suor Lucia.
- Sì, per il giudice sarà una rogna. Ma il giudice istruttore si leverà dai guai rinviando tutti e lo stesso converrà fare al GIP. Per stralciarne uno, o duecento, dovrebbe comunque vagliare la posizione di tutti. Un lavoraccio: la cosa migliore, per lui, è rinviare tutti. Poi ci penserà l'organo giudicante a sbrogliarsela.
- Ma ci danneggia. E' immorale, assurdo.
- Può darsi che una scremata la dia.
Vabbè, l'importante è che ne usciremo, prima o poi. Abbiamofiducianellamagistratura, dicono i notabili indagati alla televisione. Ma noi, noi abbiamo fiducia nella magistratura?
E, soprattutto, siamo davvero innocenti?
I misfatti compiuti nell'ambito del servizio cucina riaffiorano dostojevskianamente: i panini fatti portar su quando le aggiudicazioni delle gare si protraevano fino a sera, con decine di informatori scientifici e otto, novecento articoli. Il nostro ospedale era famoso, tra gli informatori della regione: gli unici a chiudere in giornata, dopo l'apertura delle buste, con precisione, senza strascichi e contestazioni, le gare di farmaci, o reagenti, o presidi chirurgici. Con il buffet offerto dalla cucina.
E i Revisori dei conti, non ci avevano forse bonariamente avvisato che il vitto fornito al Cappellano non rientrava nella Convenzione per il Personale Religioso? E le schiacciatine calde calde che afferravamo al volo quando scendevamo in cucina sarebbero stato usato contro di noi in Tribunale, come il cappuccino contro lo Straniero? Esame organolettico, ci saremmo difesi con vigore, dovuto controllo del Servizio Provveditorato sull'operato dei dipendenti.
In ufficio, naturalmente, arriva il Sole, che spesso non viene neanche aperto. Viene consultato soprattutto dal Dirigente e da un funzionario della ragioneria perché c'hanno le azioni, i fondi, quella roba lì. Io guardo sempre quello della domenica, con l'inserto culturale, ma quel lunedì mi capitò sott'occhio un articoletto che poteva tornare utile: una sentenza del Tar Emilia Romagna afferma il principio che le spese legali cui vanno incontro i funzionari delle azienda sanitarie sottoposti a procedimento penale per fatti connessi con l'esercizio dei propri compiti istituzionali e contrattuali possono essere anticipate dall'amministrazione.
E vai col fax, al direttore generale e all'Ufficio legale.
L'Avviso non è un semplice avviso (anzi non è per niente un Avviso, ora è una Notizia di reato) ma è anche una convocazione. Eravamo invitati a presentarci ad ufficiali di P.G. presso il Tribunale di Taranto, per essere interrogati.
Normale.
- Quand'è che ci tocca?
- Il quattordici.
- Ah.
- Il quattordici di quando?
- Di agosto.
- Agosto. Vuoi dire davvero che il nostro calvario inizierà la vigilia di ferragosto?
- Eh, i solerti difensori della legge non si fermano mica perché è ferragosto.
E invece si erano fermati tutti. Tranne i due sottufficiali che ci attendevano in una stanzetta del Tribunale di Taranto, in fondo a corridoi più cupi e rimbombanti del solito.
Mentre ripassavamo il nostro discorsetto facemmo passare la Suora col suo legale. Uscirono presto. Poi gli altri avvocati si profusero in prima lei. E passò il Pensionato (che pure l'avvocato era anziano). Dopo un po' si aprì la porta e i due tremendi sbirri portarono fuori delle sedie per farci accomodare.
- Ma perché non ce lo avete detto prima - li sentimmo mentre chiudevano la porta - Possiamo offrirvi un caffè? - Un minuto dopo uscirono tutti stringendo la mano al Pensionato e all'avvocato.
L'Interrogatorio cominciò come un'indagine di mercato. Sembrava chiedessero informazioni per un censimento: è sposato, quanti figli, possiede case, quante, che reddito ha, conti correnti, quali banche, possiede azioni, possiede garage, aeromobili, cosa fa nel tempo libero, gioca ai cavalli. Cazzo, sti preliminari, io credevo nome cognome, data e luogo di nascita, residenza e poi, tatatà, il terzo grado.
Finito il sondaggio, ci guardarono: volete dire qualcosa?
Qualcosa? Altro che!!!
- Niente da dichiarare, affermò l'avvocato, come se fossimo in dogana.
Dopo le udienze preliminari tutto sembrò ovvio: gli orari di consegna delle bolle false coincidevano con gli orari di quelle vere. Si veniva indagati per le bolle in sovrapposizione.
- Ecco perché il Settimobis se l'è sfangata.
- Beh, è più ragionevole, così, no? Meglio.
- Peggio, vorrai dire. Devi dimostrarlo tu che l'hai ritirata quella merce. Come fai?
- Ma gli autisti lo sanno che qua venivano davvero. L'avvocato non ha detto che hanno ammesso? Erano costretti dal boss. Stanno collaborando.
- Non tutti. Poi gli autisti cambiavano. Non ricordano.
- Non ricordano?! Ma come si fa a non ricordare che in un ospedale hanno sempre scaricato?
- Non possono escludere niente: neanche le vedevano le intestazioni delle bolle false. Firmavano in bianco.
- Altri stronzi. Ma non si fanno i confronti? E gliela faccio tornare io la memoria.
- Allora, come si fa?
- Si sistemerà, vedrete, hanno chiesto anche le perizie calligrafiche.
- Ma quelle firme SONO nostre.
- Cioè, volete dire che se un ladro di marinaio dice che lui quel giorno la merce l'ha ritirata, il giudice mette dentro me?
- Insomma, è tutto da vedere.
- Avvoca', ma gliel'avete detto che qui ci sono tutte le registrazioni, la documentazione?
- Già, "un ulteriore indizio del meccanismo truffaldino". Però ci sono elementi strani a cui appigliarsi, per esempio una grossa bolla contestata a un cuoco non si sovrappone a nessun altra: è l'unica consegna del giorno.
- Ma com'è che non c'è un dirigente tra gli indagati, un direttore Sanitario, che poi è il vero responsabile della Cucina? E poi, comunque, i dirigenti non sono sempre, responsabili? Non c'è quella colpa che se non è in un altro modo è in vigilando, o roba così?
- No, il PM ritiene estranei i superiori gerarchici, anzi contesta, vedete, "l'induzione nel falso ideologico aggravata dal nesso teleologico".
- Teleologico? Non era una cosa filosofica, roba spirituale?
- Sì, però riguarda il finalismo: chi cospira verso l'attuazione di determinati fini. Insomma, un sinonimo di cospirazione.
- Allegro, Economo, ci manderanno in galera per via del nesso teleologico. Non è come dire: colpa del caciocavallo.
Ci chiamarono dalla Direzione Generale. Chiamarono il Settimobis che, da sindacalista, si era occupato della richiesta di anticipo delle spese legali. Era una diffida: se cominciavamo a ufficializzare la cosa con istanze scritte, sarebbero stati costretti a costituirsi parte civile contro di noi e, forse, a effettuare sanzioni. Perché i fatti non sarebbero a danno di terzi ma in danno dell'Azienda.
Stemmo zitti e buoni, anche perché, ci disse l'Avvocato, il fatto che molti Enti non abbiano avanzato richieste risarcitorie "pone dubbi in ordine all'esattezza delle ipotesi dell'accusa".
Nel maggio dell'anno dopo il PM, che non aveva tempo da perdere, chiese il rinvio a giudizio di tutti e 217 gli indagati. Nel consueto viavai di Polizia Giudiziaria si crearono difetti di notifica. Uno riguardava me (i carabinieri consegnarono oltre il termine consentito) e il GIP fu costretto a stralciare la mia posizione.
- Magnifico, questo vuol dire che sono fuori.
- Non ancora. Adesso esaminerà la tua posizione, questo sì. Ma può sempre emettere un nuovo rinvio a giudizio, in un procedimento a parte.
- Ah.
In un udienza preliminare non si possono chiarire le posizioni di 200 persone in merito a gorgonzola fornito vent'anni fa. In camera di consiglio si potrebbero valutare quelle di quattro o cinque imputati. Insomma, il procedimento cominciò a perdere pezzi, un po' a caso. Prima la Suora, naturalmente. Qualcuno si rese conto - forse la tonaca indusse a riflettere almeno per un attimo - che la Suor Lucia Tarda Venera era accusata di sottrarre beni a se stessa e alle consorelle. Il vitto per cui firmava, infatti, era la parte in natura del compenso stabilito per il personale religioso. Avrebbe quindi avallato false consegne per sottrarre un litro di latte a se stessa, in modo da poter ricavare, come tangente, un bicchiere. Poteva, nel frattempo, bere acqua o andarsi a comprare il latte al supermercato.
Il Pensionato fu prosciolto (si dice così?) perché era pensionato. Embè? Sarà perché era anche padre.
Poi toccò al Preciso perché l'importo era basso. Embè? Il disegno criminoso era "il medesimo", così stava scritto. "In concorso tra loro". Se siamo d'accordo siamo d'accordo. Associazione, non si chiama così?
* * *
Infine io (luglio 2001). Vittoria.
Compilo immediatamente istanza di rimborso delle spese legali e, al momento di allegare la sentenza, mi soffermo finalmente sulle motivazioni. Ci aveva ("ci" perché eravamo in quattro, "tutti liberi, assenti" in quella sentenza di proscioglimento parziale) prosciolto perché il fatto non sussiste. No, gli altri tre perché il fatto non sussiste. Me, previa concessione delle attenuanti generiche prevalenti sulle contestate aggravanti, per intervenuta prescrizione. Mi sento un po' discriminato per questo contorcimento, ma chi se ne fotte, l'importante è essere fuori.
Vado a Brindisi, a parlare direttamente con la responsabile dell'ufficio legale, un dottoressa così carina, gentile, distinta che uno incriminazioni ne vorrebbe di più.
Molto carinamente, gentilmente e distintamente, la dottoressa mi dice quello che temevo: non solo la prescrizione non comporta il rimborso delle spese legali, ma, di nuovo, l'Ente potrebbe aprire un procedimento disciplinare nei miei confronti. Di fronte alle mie rimostranze (non dirette alla sua persona, anzi: se ci vedessimo a cena per definire meglio gli aspetti tecnici?) lei si mostra molto dispiaciuta e quando dico che sarebbe stato meglio che quei decerebrati dei carubba non avessero perso tutto quel tempo per la mia notifica, che forse i miei colleghi erano più fortunati ad avviarsi verso il dibattimento, dato che sarebbero certamente stati assolti con formula piena e quindi rimborsati, non capisce che dico per dire e, dopo un attimo di riflessione, mi consiglia di respingere la sentenza.
- Lei può rifiutarla e così la processano.
Ecco, quello che lei non sa è che se non fosse così carina, gentile e distinta, i vaffanculo si sentirebbero dall'altra parte del porto. Ma come, uno catapultato fuori dalla girandola infernale fa la fila per farsi stritolare di nuovo? Un sano di mente mette la testa dentro un cappio, confidando nella giustizia? Ma chi è che da bianco si veste di nero?
Me ne torno in ufficio e riprendo in mano la sentenza. Vediamo, perché sono un po' meno innocente degli altri?
Nei confronti dei miei sodali ci si è soffermati sull'esiguità delle somme addebitate (ma quella addebitata a me era inferiore ad almeno una delle somme addebitate agli altri), sull'occasionalità della presenza di imputati addetti ad altre mansioni (e io mi occupavo di tutt'altro), si lamenta la mancata prova della sussistenza del dolo (e il mio chi l'ha accertato?), si ritiene plausibile che anche ove si siano attestati quantitativi diversi da quelli ricevuti ciò sia avvenuto per mera negligenza (poverini) e si ritiene superflua la disamina delle singole posizioni, connotata da situazioni specifiche ben evidenziate dai difensori.
Ma cosa accomuna questi fortunati? Lavorano nella stessa struttura? Vediamo: Usl, Marina. No. Sono nati nella stessa città e sono andati a scuola insieme al giudice? Bari, Latina, Potenza. Niente. Abitano nello stesso posto e col giudice ci giocano a tennis? Bari, Civitavecchia, Barletta. Vai a capire.
Ma eccolo lì, il denominatore: lo stesso avvocato. Foro di Taranto. Da più vicino si possono evidenziare meglio le situazioni specifiche.
Nel prosieguo di questo maxiprocesso, che non si terrà mai (perché se non ha indagato il PM e non ha vagliato il GIP, quando - e dove - si riusciranno a porre a confronto duecento persone, per non parlare di tempi e costi delle perizie calligrafiche?) si intravedono molti altri proscioglimenti per decorrenza dei termini. Nel futuro di almeno un centinaio di pubblici dipendenti - tutti subalterni - altrettante parcelle.